Su La Stampa di sabato scorso ho letto un bel commento di Gramellini, che rappresenta un’importante lezione di civiltà, da tenere ben presente. Come qualcuno saprà il figlio del Presidente francese Sarkozy, studente universitario poco più che ventenne, era stato candidato alla guida di un’importante società statale, ma l’opinione pubblica in Francia – attraverso il quotidiano Le Monde – ovvero quegli elettori che hanno votato Sarkozy-padre alla Presidenza del Paese, si è sollevata senza attendere un attimo. Qui in Italia, da tempo, pare abbia invece vinto la resa incondizionata. Tutti i politici rubano, tutti fanno sesso spericolato, tutti raccomandano tutti e nessuno ha il senso dell’istituzione che rappresenta – sottolinea Gramellini - quindi lasciamo perdere e basta! Non alziamo più la voce, perché ci sentiamo sconfitti in partenza e forse anche perché in fondo (molti la pensano così) se ne avessimo l’opportunità, agiremmo tutti nello stesso modo. Io personalmente non ci credo, ma ho sentito parecchie persone sostenere questo punto di vista. Eppure sicuramente in Italia ci sono persone degne, persone migliori di quelle che abbiamo eletto a rappresentarci. Di quelli che puntualmente si candidano e si ricandidano e si ricandidano ancora una volta e non si dimettono mai, nonostante tutto. Ma cosa devono fare, perché noi tutti, insieme, ci decidiamo finalmente a licenziarli? Abbiamo o no la forza di dare il benservito a questa elite chiaramente indegna? Vogliamo o no concedere una reale opportunità al rinnovamento? I lettori di Le Monde, i francesi, vigilano continuamente sulle istituzioni e non solo da oggi. Così facendo riescono a svolgere quel ruolo di controllo che spetta appunto al popolo e che è fondamentale in una democrazia civile. Indignarsi e far sentire la propria indignazione con forza è oggi più che mai un dovere.
Perché come ha ricordato un lettore di Le Monde a proposito di questa vicenda, e che ci permettiamo di ricordare a nostra volta al Presidente del Consiglio italiano, “essere eletti dal popolo non dà dei diritti, ma dei doveri”.
26 ottobre 2009
25 ottobre 2009
Ancora sulla presunta pericolosità del gruppo "Uccidiamo Berlusconi".
Desidero precisare meglio la mia posizione riguardo a quella che può essere sembrata una difesa d’ufficio del gruppo facebookiano “Uccidiamo Berlusconi”. Se non fosse apparso chiaro dal mio precedente intervento, tengo a precisare che non condivido iniziative di questo tipo. Mi hanno fatto notare che nel nostro paese ci sono troppe menti per così dire “leggere” e non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno pensasse di diventare popolare attraverso un omicidio, istigato da queste iniziative diciamo così goliardiche. A mio parere però, se deplorare l’iniziativa è sacrosanto, se sottolinearne la sostanziale stupidità quasi ovvio, è invece proprio contro letture del tipo sopracitato, che si scagliava la mia invettiva. Dissento fortemente da tutte quelle voci, specie “voci istituzionali” (d’altra parte chiaramente “interessate”, dopo la bocciatura del “lodo”, a far passare il carnefice per vittima), che hanno l’opportunità, ma quindi anche e soprattutto la responsabilità, di formare in un senso o nell’altro l’opinione pubblica, quella sì un po’ troppo leggera, e che hanno ritenuto di fare su questa vicenda del gratuito e “irresponsabile” allarmismo! Secondo il quale il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” non rappresenterebbe un fatto di mala eduzione o di semplice malcostume, nel senso che è figlio di quest’epoca in cui tutti gridano e sono convinti di dover per forza essere provocatori, scandalistici, volgari, per farsi notare (titoli dei giornali, dibattiti politici in tivù, le discussioni in parlamento vanno esattamente nella stessa direzione.). Ma no! Si tratterebbe invece di un pericolo reale, di un serio incitamento a commettere il reato. Non posso credere che sia così. Se lo fosse allora l’Italia sarebbe in condizioni ancora peggiori di quelle che credo io.
Una prima osservazione: i commenti delle persone iscritte al gruppo non sono, per quel che mi è parso, leggendone alcuni, inneggianti a qualsivoglia reato. Certo l’idiota ci sarà pur stato, ma questi ce ne sono tanti, anche la bar. Ok, il titolo da solo è senz’altro di cattivo gusto, lo voglio ripetere, ma la maggior parte dei commenti rappresentano innocue schermaglie, tra l’altro assolutamente prive di interesse, tra coloro che criticano Berlusconi e i suoi fan. Perché è proprio questo il punto. Molti degli iscritti al gruppo sono rappresentanti della destra. Si iscrivono per poter postare commenti (talvolta purtroppo, a loro volta, vere e proprie “minacce”). Queste schermaglie, lungi dall’essere minimamente costruttive però, si limiatano all’invettiva, alle offese personali e, a mio parere, barricandosi dietro una facile scurrilità, dimostrano, queste sì menti per così dire “leggere”.
Ma ora voglio provare a spiegare meglio il mio punto di vista, a costo di apparire anche un po’ pedante. Come sappiamo i quotidiani (violentissimi negli ultimi tempi), le riviste, il cinema, i romanzi poi neanche a parlarne, ma anche internet – badate bene - non hanno qui da noi, neppure lontanamente, l’impatto mediatico e la diffusione capillare che ha la televisione.
La televisione arriva ovunque, raggiunge persone di qualsiasi fascia di età e cultura. Fin dalle origini la televisione, ma poi sempre di più e infine in modo eclatante, qui in Italia, la tivù di Berlusconi, non ha fatto altro – per citare David Foster Wallace – che “riconoscere cosa vogliono grandi masse di persone e fornirglielo.” L’ottimismo sfrenato di Berlusconi, la negazione della crisi, i proclami, gli annunci che non portano a nulla, sono tutti figli di questa concezione e dell’uso anestetizzante che fa della (“sua”) tivù. Quello che intendo dire è che solitamente quando qualcosa è “evidentemente” una boutade, una “finzione”, insomma si colloca con ogni evidenza in un luogo altro dalla realtà, tutti, sono più o meno in grado di riconoscerlo come tale. Pochissimi credo possano ritenere film come Halloween o Venerdì 13, ad esempio, un’istigazione all’omicidio. Qualcuno lo pensa, intendiamoci, ma spero non siano in molti. Se racconto al bar una barzelletta in cui qualcuno uccide Berlusconi, nessuno penserà che stia incitando a farlo sul serio o che addirittura io stesso possa avere questa intenzione. Sono tutte cose che evidentemente si collocano o nell’ambito della “drammatizzazione” della realtà, o meglio del verosimile, o nell’ambito dello scherzo. Su questo spero, saremo tutti d’accordo. Inoltre, a differenza dell’utente tivù, l’utente dei quotidiani, delle riviste e di internet è un utente attivo, solitamente interessato e mediamente acculturato. E’ da tenere in conto. Perché questo tipo di uetnte è maggiormente in grado di filtrare le informazioni, rispetto all’utente “esclusivamente” (la maggioranza degli italiani) televisivo. Ma dirò di più. Di fronte alla televisione (che ci priva di un filtro evidente tra realtà e finzione) anche l’utente mediamente acculturato si trova in difficoltà. E’ più difficile riconoscere le manipolazioni all’interno di un telegiornale, ad esempio. Se da una parte infatti ormai tutti sanno che i politici, e non solo, si affidano sd’abitudine a manipolazioni propagandische e ad effetto, dall’altra il bombardamento televisivo abbatte facilmente le nostre barriere (Geroge W. Bush, su una menzogna propagandata a dovere, ci ha guadagnato un secondo mandato e costruito una guerra).
Quindi mi chiedo. Davvero qualcuno potrebbe sentirsi istigato da un gruppo su Facebook, a causa di un titolo così infelicemente esplicito, a uccidere Berlusconi? E se anche un idiota di passaggio, lo pensasse davvero, quale sarebbe il suo grado di pericolosità effettiva? E quanto è invece a tal proprosito più pericoloso il clima di scontro radicale che si respira di questi tempi nella nostra società, grazie anche a una propaganda (televisiva appunto) di violenza e odio, mascherate da informazione? La nostra società è alla deriva. Ci dovremmo preoccupare, secondo me, e gridare a perdifitao tutta la reale pericolosità che deriva della dissoluzione dei valori, dall’odio, dal razzismo, dalla violenza scatenata dalla xenofobia e dall’omofobia, quella sì fomentata e incitata ogni giorno, dalla tivù e dalla politica. E spesso senza che si abbia la reale possibilità di riconoscerle come semplici palate di merda gettate su altra merda! Non viene da una cosa come “Uccidiamo Berlusconi” il pericolo, secondo me. Al limite questo potrebbe essere il sintomo (ma davvero superficiale), di una malattia ben più grave, le cui cause sono altrove. Non è qui che vanno ricercate tragedie come quelle della Columbine, gli stupri di gruppi, le aggressioni a coppie gay, le risse a coltellate tra giovanissimi, gli atti di bullismo nelle scuole, il degrado morale in genere. La linea che porta da Via Poma a Garlasco, passando per Novi Ligure e Cogne, attraverso certi orrori familiari, non passa certo da cose come Facebook e l’infelice “Uccidiamo Berlusconi”. Quelli in pericolo siamo piuttosto noi, i non violenti, quelli che amano il confronto di idee, quelli tolleranti, democratici, i nostri figli e le nostre figlie, noi gente comune, che viviamo nel mondo delle persone comuni e che non hanno nessuno pronto a difenderli (da una rapina, da un sopruso, da un’ingiustizia). Ora il punto è che proprio Silvio Belusconi, la sua persona, la sua politica, la sua televisione, hanno contribuito appunto a formare questa società. Attraverso una propaganda (di cui egli è più di ogni altro titolare, evidentemente) manipolata sottilmente ( e della quale a mio parere, anche l’attacco al gruppo facebookiano fa parte). E temo che per difendere i propri interessi partiolari, questo piccolo uomo malato di egocentrismo, non si fermerà di fronte a nulla, non certo di fronte alla Costituzione e soprattutto alla Democrazia. Si fermerà di fronte al pericolo dello scontro sociale? Ritengo di no, forse addirittura lo cerca quotidianamente. A me è questo che fa veramnte paura e che sia un pericolo reale e serio mi pare molto più ovvio del fatto che lo possa essere il gruppo di Facebook incriminato. Ma è anche vero, come ha scritto D. F. Wallace, che “pochi, pochissimi di noi, sono in grado di affrontare l’ovvio.”
Una prima osservazione: i commenti delle persone iscritte al gruppo non sono, per quel che mi è parso, leggendone alcuni, inneggianti a qualsivoglia reato. Certo l’idiota ci sarà pur stato, ma questi ce ne sono tanti, anche la bar. Ok, il titolo da solo è senz’altro di cattivo gusto, lo voglio ripetere, ma la maggior parte dei commenti rappresentano innocue schermaglie, tra l’altro assolutamente prive di interesse, tra coloro che criticano Berlusconi e i suoi fan. Perché è proprio questo il punto. Molti degli iscritti al gruppo sono rappresentanti della destra. Si iscrivono per poter postare commenti (talvolta purtroppo, a loro volta, vere e proprie “minacce”). Queste schermaglie, lungi dall’essere minimamente costruttive però, si limiatano all’invettiva, alle offese personali e, a mio parere, barricandosi dietro una facile scurrilità, dimostrano, queste sì menti per così dire “leggere”.
Ma ora voglio provare a spiegare meglio il mio punto di vista, a costo di apparire anche un po’ pedante. Come sappiamo i quotidiani (violentissimi negli ultimi tempi), le riviste, il cinema, i romanzi poi neanche a parlarne, ma anche internet – badate bene - non hanno qui da noi, neppure lontanamente, l’impatto mediatico e la diffusione capillare che ha la televisione.
La televisione arriva ovunque, raggiunge persone di qualsiasi fascia di età e cultura. Fin dalle origini la televisione, ma poi sempre di più e infine in modo eclatante, qui in Italia, la tivù di Berlusconi, non ha fatto altro – per citare David Foster Wallace – che “riconoscere cosa vogliono grandi masse di persone e fornirglielo.” L’ottimismo sfrenato di Berlusconi, la negazione della crisi, i proclami, gli annunci che non portano a nulla, sono tutti figli di questa concezione e dell’uso anestetizzante che fa della (“sua”) tivù. Quello che intendo dire è che solitamente quando qualcosa è “evidentemente” una boutade, una “finzione”, insomma si colloca con ogni evidenza in un luogo altro dalla realtà, tutti, sono più o meno in grado di riconoscerlo come tale. Pochissimi credo possano ritenere film come Halloween o Venerdì 13, ad esempio, un’istigazione all’omicidio. Qualcuno lo pensa, intendiamoci, ma spero non siano in molti. Se racconto al bar una barzelletta in cui qualcuno uccide Berlusconi, nessuno penserà che stia incitando a farlo sul serio o che addirittura io stesso possa avere questa intenzione. Sono tutte cose che evidentemente si collocano o nell’ambito della “drammatizzazione” della realtà, o meglio del verosimile, o nell’ambito dello scherzo. Su questo spero, saremo tutti d’accordo. Inoltre, a differenza dell’utente tivù, l’utente dei quotidiani, delle riviste e di internet è un utente attivo, solitamente interessato e mediamente acculturato. E’ da tenere in conto. Perché questo tipo di uetnte è maggiormente in grado di filtrare le informazioni, rispetto all’utente “esclusivamente” (la maggioranza degli italiani) televisivo. Ma dirò di più. Di fronte alla televisione (che ci priva di un filtro evidente tra realtà e finzione) anche l’utente mediamente acculturato si trova in difficoltà. E’ più difficile riconoscere le manipolazioni all’interno di un telegiornale, ad esempio. Se da una parte infatti ormai tutti sanno che i politici, e non solo, si affidano sd’abitudine a manipolazioni propagandische e ad effetto, dall’altra il bombardamento televisivo abbatte facilmente le nostre barriere (Geroge W. Bush, su una menzogna propagandata a dovere, ci ha guadagnato un secondo mandato e costruito una guerra).
Quindi mi chiedo. Davvero qualcuno potrebbe sentirsi istigato da un gruppo su Facebook, a causa di un titolo così infelicemente esplicito, a uccidere Berlusconi? E se anche un idiota di passaggio, lo pensasse davvero, quale sarebbe il suo grado di pericolosità effettiva? E quanto è invece a tal proprosito più pericoloso il clima di scontro radicale che si respira di questi tempi nella nostra società, grazie anche a una propaganda (televisiva appunto) di violenza e odio, mascherate da informazione? La nostra società è alla deriva. Ci dovremmo preoccupare, secondo me, e gridare a perdifitao tutta la reale pericolosità che deriva della dissoluzione dei valori, dall’odio, dal razzismo, dalla violenza scatenata dalla xenofobia e dall’omofobia, quella sì fomentata e incitata ogni giorno, dalla tivù e dalla politica. E spesso senza che si abbia la reale possibilità di riconoscerle come semplici palate di merda gettate su altra merda! Non viene da una cosa come “Uccidiamo Berlusconi” il pericolo, secondo me. Al limite questo potrebbe essere il sintomo (ma davvero superficiale), di una malattia ben più grave, le cui cause sono altrove. Non è qui che vanno ricercate tragedie come quelle della Columbine, gli stupri di gruppi, le aggressioni a coppie gay, le risse a coltellate tra giovanissimi, gli atti di bullismo nelle scuole, il degrado morale in genere. La linea che porta da Via Poma a Garlasco, passando per Novi Ligure e Cogne, attraverso certi orrori familiari, non passa certo da cose come Facebook e l’infelice “Uccidiamo Berlusconi”. Quelli in pericolo siamo piuttosto noi, i non violenti, quelli che amano il confronto di idee, quelli tolleranti, democratici, i nostri figli e le nostre figlie, noi gente comune, che viviamo nel mondo delle persone comuni e che non hanno nessuno pronto a difenderli (da una rapina, da un sopruso, da un’ingiustizia). Ora il punto è che proprio Silvio Belusconi, la sua persona, la sua politica, la sua televisione, hanno contribuito appunto a formare questa società. Attraverso una propaganda (di cui egli è più di ogni altro titolare, evidentemente) manipolata sottilmente ( e della quale a mio parere, anche l’attacco al gruppo facebookiano fa parte). E temo che per difendere i propri interessi partiolari, questo piccolo uomo malato di egocentrismo, non si fermerà di fronte a nulla, non certo di fronte alla Costituzione e soprattutto alla Democrazia. Si fermerà di fronte al pericolo dello scontro sociale? Ritengo di no, forse addirittura lo cerca quotidianamente. A me è questo che fa veramnte paura e che sia un pericolo reale e serio mi pare molto più ovvio del fatto che lo possa essere il gruppo di Facebook incriminato. Ma è anche vero, come ha scritto D. F. Wallace, che “pochi, pochissimi di noi, sono in grado di affrontare l’ovvio.”
23 ottobre 2009
Sul gruppo "Uccidiamo Berlusconi"

Gli attacchi di Alfano, Maroni e del PDL in genere al gruppo “goliardico” creato su Facebook dal titolo “Uccidiamo Berlusconi” dimostra, ancora una volta, che la strategia della destra è principalmente quella di distogliere l’attenzione dai problemi reali e rinfocolare continuamente la divisione sociale, sottolineneando la presunta pericolosità dei “comunisti”, della sinistra tutta, insomma di quella metà, o poco meno, di italiani che dissente! Perché chi non si riconosce nell’Italia che il Presidente del Consiglio sta ridisegnando (a sua immagine e somiglianza ahimé), nei suoi discutibili valori, nella sua politica degli interessi personali, chi non accetta la sua dittatura mediatica e la sua totale mancanza di sensibilità democratica, chi non ne può più delle sue “stravaganze” (perché fare le corna in una foto di gruppo di capi di stato, ad esempio, mi sembra quanto meno più inadeguato dell’indossare calzini turchesi) è da considerarsi un “pericoloso comunista, addirittura un terrorista. A mio parere, prendere sul serio una boutade, una provocazione, per quanto indubbiamente di cattivo gusto, come quella proposta su Facebook può dimostrare solo due cose: o la totale malafede o il fatto che chi si straccia le vesti, sbraitando contro cose di questo genere, sottolineandone la presunta pericolosità, possieda un cervello grande come come quello di Homer Simpson (vedi foto allegata). Su Facebook di gruppi di questo tipo, il cui senso dell’umorismo potrebbe anche non essere condivisibile, infatti ce ne sono moltissimi, senza che la cosa abbia mai suscitato il putiferio, che oggi alla destra conviene suscitare. Quindi perché fingere (almeno si spera) di prendere seriamente queste cose? Perché tutto questo – nonostante il gruppo sia stato aperto nel 2008 - capita proprio pochi giorni dopo la famosa lettera di minacce a Berlusconi, Fini e Bossi (firmata dalle ipotetiche “Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente'') arrivata alla redazione del Riformista? Da parte mia, se un giorno si scoprisse che quella lettera arriva dall’interno del PDL, o da persone vicine al Premier o addirittura da suoi collaboratori, non mi stupirei più di tanto. Perché effettivamente una lettera del genere a chi giova di più e a chi nuoce di più? E' evidente che la mancanza di lungimiranza e opportunità politica di questi ipotetici (lo ripeto, ipotetici) sedicenti combattenti, sarebbe eclatante. Indubitabilmente degli idioti insomma. Certo è pur sempre possibile che lo siano. Però una lettera del genere, falsa, ideata dalla destra medesima, sarebbe strategicamente (in questa Italia in cui la realtà è diventata una desolante fiction di cattivo gusto), quasi intelligente. C’è da pensarci su, insomma. Ma tornando a Facebook. Provate a digitare “Uccidiamo” nello spazio dedicato alla ricerca. Troverete “Uccidiamo Patty”, e a seguire “uccidiamo… Karina (la Karina Casciella della Talpa), e poi uccidiamo… Federico Moccia, Mughini, Nedved, Arisa, Mourinho, Quaresima, Burdisso e via così. Ci sono moltissimi uccidiamo poi persone non famose… il compagno di banco, il vicino, la ex ragazza o l'ex ragazzo. Ce n’è per tutti. Significa avere l’intenzione di assoldare un killer? Qualcuno dei sopracitati si sente davvero in pericolo? Forniamo a tutti la scorta di Stato? Anche e soprattutto a tutte quelle vittime virtuali non famose, a quei ragazzi qualunque: forse sarebbe bene proteggere anche loro, non credete? Oppure oscuriamo tutto, controlliamo finalmente la rete (che non è di proprietà di Berlusconi accidenti!), vietiamo l’accesso a Facebook, ai Blog, a Twitter, come si tenta di fare e in parte si fa in Cina. Signori, siamo davvero al ridicolo! Ma poi avete letto i commenti della pagina? Si fa tanto dire che in questi giorni, dopo che la notizia è stata data da tutti i telegiornali (guarda a caso la principale o unica fonte di informazione della maggioranza degli Italiani, ergo anche della maggioranza dei fan di Berlusconi), gli iscritti siano aumentati a dismisura. Peccato che non si tratti solo o semplicemente di oppositori al Governo della Destra. Tutt’altro! Proprio la diffusione della notizia e i proclami demagogici di Alfano e Maroni, hanno attirato i tifosi, i difensori d’ufficio di Sua Signoria violata. Molti infatti si sono iscritti semplicemente per postare commenti del tipo (mi scuso in anticipo per la scurrilità del linguaggio ma questo è) comunisti di merda, andate a morire ammazzati, buffoni, non capite un cazzo, rosiconi, Berlusconi si è fatto da solo, è l’uomo migliore del mondo, vergognatevi… e via di questo passo. C’è anche qualche commento intelligente sia tra i pro, che tra i contro, ma sono davvero pochi a dire la verità, peccato! Facebook potrebbe essere utile. Potrebbe essere il mezzo ideale per diffondere le proprie idee, per proporre sacrosante critiche e discuterne liberamente. Invece se ne fa un uso a dir poco indecente. E non le senso di indecenza morale, ma di un’indecenza intellettuale. Una perdita di tempo all’isegna (per lo più, intendiamoci, non è sempre così) del più totale disimpegno. Provate a postare un articolo interessante, non necessariamente politico, oppure a dire la vostra su argomento che vi sta a cuore o a consigliare un libro. Provate a controllare quanti tra i vostri amici vi dimostreranno interesse, con un pollice alzato o magari addirittura con un commento. Probabilmente pochi! Poi provate a postare qualcosa tipo oggi ho la febbre, stasera apertivo, oppure la frase che avete trovato nel Bacio Perugina, oppure che siete stanchi, che vi scappa la cacca, che avete un nuovo brufolo sul mento. I commenti e le approvazioni si sprecheranno!
Iscriviti a:
Post (Atom)