IMMAGINI, ISTANTI, SOSPIRI, FUGGENTI E SFUGGENTI, SFUMATURE INFINITE DI COLORI TRA IL BIANCO E IL NERO, GIOCHI DI LUCI E DI SUONI, STORIE DI IDEE E IDEE DI STORIE, TENTATIVI O FORSE TENTAZIONI, ACCENNI DI ME, DI NOI, DEL MONDO, TRA PASSATO E FUTURO, ALLUSIONI ALLA VITA OPPURE, FORSE, SEMPLICEMENTE ILLUSIONI!

Non fatevi fregare!

26 ottobre 2009

Il senso civico dei francesi.

Su La Stampa di sabato scorso ho letto un bel commento di Gramellini, che rappresenta un’importante lezione di civiltà, da tenere ben presente. Come qualcuno saprà il figlio del Presidente francese Sarkozy, studente universitario poco più che ventenne, era stato candidato alla guida di un’importante società statale, ma l’opinione pubblica in Francia – attraverso il quotidiano Le Monde – ovvero quegli elettori che hanno votato Sarkozy-padre alla Presidenza del Paese, si è sollevata senza attendere un attimo. Qui in Italia, da tempo, pare abbia invece vinto la resa incondizionata. Tutti i politici rubano, tutti fanno sesso spericolato, tutti raccomandano tutti e nessuno ha il senso dell’istituzione che rappresenta – sottolinea Gramellini - quindi lasciamo perdere e basta! Non alziamo più la voce, perché ci sentiamo sconfitti in partenza e forse anche perché in fondo (molti la pensano così) se ne avessimo l’opportunità, agiremmo tutti nello stesso modo. Io personalmente non ci credo, ma ho sentito parecchie persone sostenere questo punto di vista. Eppure sicuramente in Italia ci sono persone degne, persone migliori di quelle che abbiamo eletto a rappresentarci. Di quelli che puntualmente si candidano e si ricandidano e si ricandidano ancora una volta e non si dimettono mai, nonostante tutto. Ma cosa devono fare, perché noi tutti, insieme, ci decidiamo finalmente a licenziarli? Abbiamo o no la forza di dare il benservito a questa elite chiaramente indegna? Vogliamo o no concedere una reale opportunità al rinnovamento? I lettori di Le Monde, i francesi, vigilano continuamente sulle istituzioni e non solo da oggi. Così facendo riescono a svolgere quel ruolo di controllo che spetta appunto al popolo e che è fondamentale in una democrazia civile. Indignarsi e far sentire la propria indignazione con forza è oggi più che mai un dovere.
Perché come ha ricordato un lettore di Le Monde a proposito di questa vicenda, e che ci permettiamo di ricordare a nostra volta al Presidente del Consiglio italiano, “essere eletti dal popolo non dà dei diritti, ma dei doveri”.

25 ottobre 2009

Ancora sulla presunta pericolosità del gruppo "Uccidiamo Berlusconi".

Desidero precisare meglio la mia posizione riguardo a quella che può essere sembrata una difesa d’ufficio del gruppo facebookiano “Uccidiamo Berlusconi”. Se non fosse apparso chiaro dal mio precedente intervento, tengo a precisare che non condivido iniziative di questo tipo. Mi hanno fatto notare che nel nostro paese ci sono troppe menti per così dire “leggere” e non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno pensasse di diventare popolare attraverso un omicidio, istigato da queste iniziative diciamo così goliardiche. A mio parere però, se deplorare l’iniziativa è sacrosanto, se sottolinearne la sostanziale stupidità quasi ovvio, è invece proprio contro letture del tipo sopracitato, che si scagliava la mia invettiva. Dissento fortemente da tutte quelle voci, specie “voci istituzionali” (d’altra parte chiaramente “interessate”, dopo la bocciatura del “lodo”, a far passare il carnefice per vittima), che hanno l’opportunità, ma quindi anche e soprattutto la responsabilità, di formare in un senso o nell’altro l’opinione pubblica, quella sì un po’ troppo leggera, e che hanno ritenuto di fare su questa vicenda del gratuito e “irresponsabile” allarmismo! Secondo il quale il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” non rappresenterebbe un fatto di mala eduzione o di semplice malcostume, nel senso che è figlio di quest’epoca in cui tutti gridano e sono convinti di dover per forza essere provocatori, scandalistici, volgari, per farsi notare (titoli dei giornali, dibattiti politici in tivù, le discussioni in parlamento vanno esattamente nella stessa direzione.). Ma no! Si tratterebbe invece di un pericolo reale, di un serio incitamento a commettere il reato. Non posso credere che sia così. Se lo fosse allora l’Italia sarebbe in condizioni ancora peggiori di quelle che credo io.
Una prima osservazione: i commenti delle persone iscritte al gruppo non sono, per quel che mi è parso, leggendone alcuni, inneggianti a qualsivoglia reato. Certo l’idiota ci sarà pur stato, ma questi ce ne sono tanti, anche la bar. Ok, il titolo da solo è senz’altro di cattivo gusto, lo voglio ripetere, ma la maggior parte dei commenti rappresentano innocue schermaglie, tra l’altro assolutamente prive di interesse, tra coloro che criticano Berlusconi e i suoi fan. Perché è proprio questo il punto. Molti degli iscritti al gruppo sono rappresentanti della destra. Si iscrivono per poter postare commenti (talvolta purtroppo, a loro volta, vere e proprie “minacce”). Queste schermaglie, lungi dall’essere minimamente costruttive però, si limiatano all’invettiva, alle offese personali e, a mio parere, barricandosi dietro una facile scurrilità, dimostrano, queste sì menti per così dire “leggere”.

Ma ora voglio provare a spiegare meglio il mio punto di vista, a costo di apparire anche un po’ pedante. Come sappiamo i quotidiani (violentissimi negli ultimi tempi), le riviste, il cinema, i romanzi poi neanche a parlarne, ma anche internet – badate bene - non hanno qui da noi, neppure lontanamente, l’impatto mediatico e la diffusione capillare che ha la televisione.
La televisione arriva ovunque, raggiunge persone di qualsiasi fascia di età e cultura. Fin dalle origini la televisione, ma poi sempre di più e infine in modo eclatante, qui in Italia, la tivù di Berlusconi, non ha fatto altro – per citare David Foster Wallace – che “riconoscere cosa vogliono grandi masse di persone e fornirglielo.” L’ottimismo sfrenato di Berlusconi, la negazione della crisi, i proclami, gli annunci che non portano a nulla, sono tutti figli di questa concezione e dell’uso anestetizzante che fa della (“sua”) tivù. Quello che intendo dire è che solitamente quando qualcosa è “evidentemente” una boutade, una “finzione”, insomma si colloca con ogni evidenza in un luogo altro dalla realtà, tutti, sono più o meno in grado di riconoscerlo come tale. Pochissimi credo possano ritenere film come Halloween o Venerdì 13, ad esempio, un’istigazione all’omicidio. Qualcuno lo pensa, intendiamoci, ma spero non siano in molti. Se racconto al bar una barzelletta in cui qualcuno uccide Berlusconi, nessuno penserà che stia incitando a farlo sul serio o che addirittura io stesso possa avere questa intenzione. Sono tutte cose che evidentemente si collocano o nell’ambito della “drammatizzazione” della realtà, o meglio del verosimile, o nell’ambito dello scherzo. Su questo spero, saremo tutti d’accordo. Inoltre, a differenza dell’utente tivù, l’utente dei quotidiani, delle riviste e di internet è un utente attivo, solitamente interessato e mediamente acculturato. E’ da tenere in conto. Perché questo tipo di uetnte è maggiormente in grado di filtrare le informazioni, rispetto all’utente “esclusivamente” (la maggioranza degli italiani) televisivo. Ma dirò di più. Di fronte alla televisione (che ci priva di un filtro evidente tra realtà e finzione) anche l’utente mediamente acculturato si trova in difficoltà. E’ più difficile riconoscere le manipolazioni all’interno di un telegiornale, ad esempio. Se da una parte infatti ormai tutti sanno che i politici, e non solo, si affidano sd’abitudine a manipolazioni propagandische e ad effetto, dall’altra il bombardamento televisivo abbatte facilmente le nostre barriere (Geroge W. Bush, su una menzogna propagandata a dovere, ci ha guadagnato un secondo mandato e costruito una guerra).
Quindi mi chiedo. Davvero qualcuno potrebbe sentirsi istigato da un gruppo su Facebook, a causa di un titolo così infelicemente esplicito, a uccidere Berlusconi? E se anche un idiota di passaggio, lo pensasse davvero, quale sarebbe il suo grado di pericolosità effettiva? E quanto è invece a tal proprosito più pericoloso il clima di scontro radicale che si respira di questi tempi nella nostra società, grazie anche a una propaganda (televisiva appunto) di violenza e odio, mascherate da informazione? La nostra società è alla deriva. Ci dovremmo preoccupare, secondo me, e gridare a perdifitao tutta la reale pericolosità che deriva della dissoluzione dei valori, dall’odio, dal razzismo, dalla violenza scatenata dalla xenofobia e dall’omofobia, quella sì fomentata e incitata ogni giorno, dalla tivù e dalla politica. E spesso senza che si abbia la reale possibilità di riconoscerle come semplici palate di merda gettate su altra merda! Non viene da una cosa come “Uccidiamo Berlusconi” il pericolo, secondo me. Al limite questo potrebbe essere il sintomo (ma davvero superficiale), di una malattia ben più grave, le cui cause sono altrove. Non è qui che vanno ricercate tragedie come quelle della Columbine, gli stupri di gruppi, le aggressioni a coppie gay, le risse a coltellate tra giovanissimi, gli atti di bullismo nelle scuole, il degrado morale in genere. La linea che porta da Via Poma a Garlasco, passando per Novi Ligure e Cogne, attraverso certi orrori familiari, non passa certo da cose come Facebook e l’infelice “Uccidiamo Berlusconi”. Quelli in pericolo siamo piuttosto noi, i non violenti, quelli che amano il confronto di idee, quelli tolleranti, democratici, i nostri figli e le nostre figlie, noi gente comune, che viviamo nel mondo delle persone comuni e che non hanno nessuno pronto a difenderli (da una rapina, da un sopruso, da un’ingiustizia). Ora il punto è che proprio Silvio Belusconi, la sua persona, la sua politica, la sua televisione, hanno contribuito appunto a formare questa società. Attraverso una propaganda (di cui egli è più di ogni altro titolare, evidentemente) manipolata sottilmente ( e della quale a mio parere, anche l’attacco al gruppo facebookiano fa parte). E temo che per difendere i propri interessi partiolari, questo piccolo uomo malato di egocentrismo, non si fermerà di fronte a nulla, non certo di fronte alla Costituzione e soprattutto alla Democrazia. Si fermerà di fronte al pericolo dello scontro sociale? Ritengo di no, forse addirittura lo cerca quotidianamente. A me è questo che fa veramnte paura e che sia un pericolo reale e serio mi pare molto più ovvio del fatto che lo possa essere il gruppo di Facebook incriminato. Ma è anche vero, come ha scritto D. F. Wallace, che “pochi, pochissimi di noi, sono in grado di affrontare l’ovvio.”

23 ottobre 2009

Sul gruppo "Uccidiamo Berlusconi"


Gli attacchi di Alfano, Maroni e del PDL in genere al gruppo “goliardico” creato su Facebook dal titolo “Uccidiamo Berlusconi” dimostra, ancora una volta, che la strategia della destra è principalmente quella di distogliere l’attenzione dai problemi reali e rinfocolare continuamente la divisione sociale, sottolineneando la presunta pericolosità dei “comunisti”, della sinistra tutta, insomma di quella metà, o poco meno, di italiani che dissente! Perché chi non si riconosce nell’Italia che il Presidente del Consiglio sta ridisegnando (a sua immagine e somiglianza ahimé), nei suoi discutibili valori, nella sua politica degli interessi personali, chi non accetta la sua dittatura mediatica e la sua totale mancanza di sensibilità democratica, chi non ne può più delle sue “stravaganze” (perché fare le corna in una foto di gruppo di capi di stato, ad esempio, mi sembra quanto meno più inadeguato dell’indossare calzini turchesi) è da considerarsi un “pericoloso comunista, addirittura un terrorista. A mio parere, prendere sul serio una boutade, una provocazione, per quanto indubbiamente di cattivo gusto, come quella proposta su Facebook può dimostrare solo due cose: o la totale malafede o il fatto che chi si straccia le vesti, sbraitando contro cose di questo genere, sottolineandone la presunta pericolosità, possieda un cervello grande come come quello di Homer Simpson (vedi foto allegata). Su Facebook di gruppi di questo tipo, il cui senso dell’umorismo potrebbe anche non essere condivisibile, infatti ce ne sono moltissimi, senza che la cosa abbia mai suscitato il putiferio, che oggi alla destra conviene suscitare. Quindi perché fingere (almeno si spera) di prendere seriamente queste cose? Perché tutto questo – nonostante il gruppo sia stato aperto nel 2008 - capita proprio pochi giorni dopo la famosa lettera di minacce a Berlusconi, Fini e Bossi (firmata dalle ipotetiche “Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente'') arrivata alla redazione del Riformista? Da parte mia, se un giorno si scoprisse che quella lettera arriva dall’interno del PDL, o da persone vicine al Premier o addirittura da suoi collaboratori, non mi stupirei più di tanto. Perché effettivamente una lettera del genere a chi giova di più e a chi nuoce di più? E' evidente che la mancanza di lungimiranza e opportunità politica di questi ipotetici (lo ripeto, ipotetici) sedicenti combattenti, sarebbe eclatante. Indubitabilmente degli idioti insomma. Certo è pur sempre possibile che lo siano. Però una lettera del genere, falsa, ideata dalla destra medesima, sarebbe strategicamente (in questa Italia in cui la realtà è diventata una desolante fiction di cattivo gusto), quasi intelligente. C’è da pensarci su, insomma. Ma tornando a Facebook. Provate a digitare “Uccidiamo” nello spazio dedicato alla ricerca. Troverete “Uccidiamo Patty”, e a seguire “uccidiamo… Karina (la Karina Casciella della Talpa), e poi uccidiamo… Federico Moccia, Mughini, Nedved, Arisa, Mourinho, Quaresima, Burdisso e via così. Ci sono moltissimi uccidiamo poi persone non famose… il compagno di banco, il vicino, la ex ragazza o l'ex ragazzo. Ce n’è per tutti. Significa avere l’intenzione di assoldare un killer? Qualcuno dei sopracitati si sente davvero in pericolo? Forniamo a tutti la scorta di Stato? Anche e soprattutto a tutte quelle vittime virtuali non famose, a quei ragazzi qualunque: forse sarebbe bene proteggere anche loro, non credete? Oppure oscuriamo tutto, controlliamo finalmente la rete (che non è di proprietà di Berlusconi accidenti!), vietiamo l’accesso a Facebook, ai Blog, a Twitter, come si tenta di fare e in parte si fa in Cina. Signori, siamo davvero al ridicolo! Ma poi avete letto i commenti della pagina? Si fa tanto dire che in questi giorni, dopo che la notizia è stata data da tutti i telegiornali (guarda a caso la principale o unica fonte di informazione della maggioranza degli Italiani, ergo anche della maggioranza dei fan di Berlusconi), gli iscritti siano aumentati a dismisura. Peccato che non si tratti solo o semplicemente di oppositori al Governo della Destra. Tutt’altro! Proprio la diffusione della notizia e i proclami demagogici di Alfano e Maroni, hanno attirato i tifosi, i difensori d’ufficio di Sua Signoria violata. Molti infatti si sono iscritti semplicemente per postare commenti del tipo (mi scuso in anticipo per la scurrilità del linguaggio ma questo è) comunisti di merda, andate a morire ammazzati, buffoni, non capite un cazzo, rosiconi, Berlusconi si è fatto da solo, è l’uomo migliore del mondo, vergognatevi… e via di questo passo. C’è anche qualche commento intelligente sia tra i pro, che tra i contro, ma sono davvero pochi a dire la verità, peccato! Facebook potrebbe essere utile. Potrebbe essere il mezzo ideale per diffondere le proprie idee, per proporre sacrosante critiche e discuterne liberamente. Invece se ne fa un uso a dir poco indecente. E non le senso di indecenza morale, ma di un’indecenza intellettuale. Una perdita di tempo all’isegna (per lo più, intendiamoci, non è sempre così) del più totale disimpegno. Provate a postare un articolo interessante, non necessariamente politico, oppure a dire la vostra su argomento che vi sta a cuore o a consigliare un libro. Provate a controllare quanti tra i vostri amici vi dimostreranno interesse, con un pollice alzato o magari addirittura con un commento. Probabilmente pochi! Poi provate a postare qualcosa tipo oggi ho la febbre, stasera apertivo, oppure la frase che avete trovato nel Bacio Perugina, oppure che siete stanchi, che vi scappa la cacca, che avete un nuovo brufolo sul mento. I commenti e le approvazioni si sprecheranno!

14 ottobre 2009

Che bel paese l'Italia.

Affossata in Parlamento la legge contro l'omofoobia!

Complimenti innanzitutto all'UDC. E' stato infatti il partito di Pier Ferdinando Casini a presentare una pregiudiziale di "incostituzionalità" della legge che stabiliva molto semplicemente aggravanti nel caso di aggressioni motivate dalla discriminazione sessuale. Ma complimenti anche a tutti coloro che in Parlamento hanno afferrato la palla al balzo per bocciare la legge. E complimenti sentitissimi infine a quei nove deputati, che tra le file dell'opposizione hanno anch’essi votato contro! Prima tra tutti l'onorevole Binetti che (non essendo nuova ad assumere posizioni inconciliabili con quelle del partito che rappresenta siamo curiosi di vedere che fine farà all'interno del PD) si è giustificata dicendo: "Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità, e quelle di tante altre persone, potevano essere individuate come un reato."
Non sappiamo esattamente cosa pensi la “giusta” Binetti (forse sogna di malmenare giovani coppie gay, rimpiange i metodi della Santa Inquisizione o quelli di Hitler, non si capisce bene, e onestamente preferiamo non indagare), ma il fatto è che qualunque cosa ella pensi di diverso dalla più totale tolleranza e rispetto delle scelte altrui, se ancora non è un reato, dovrebbe esserlo! Quindi la giustificazione mi pare quantomeno un po' debole, non tanto e non solo per restare all'interno del PD, ma in generale per restare nel Parlamento di una democrazia occidentale degna di questo nome. Il fatto è che l’Italia degna non lo è affatto, perché ovviamente lo stesso vale per la maggioranza dei nostri parlamentari e soprattutto per quei partiti che in nome del Cattolicesimo, si ostinano a difendere l'ignoranza e certi comportamenti violenti che da essa derivano e che in questo modo è come se se ottenessero una sorta di “indulgenza”.
Mi piacerebbe ad ogni modo che qualcuno mi spiegasse che male poteva fare questa legge, rispetto a molte altre davvero inique, approvate negli ultimi anni. Punire in modo deciso la violenza e la discriminazione in Italia è considerato sbagliato?
Finché la Chiesa e tutti coloro che da noi fanno politica in nome del Vaticano, continueranno a ritenere le aggressioni e la violenza un male minore, rispetto alle legittime e "sacrosante" (ripeto “sacrosante”) tendenze sessuali di ognuno, barricandosi dietro principi di stampo medievale e perciò intollerabili oggi, il mondo non progredirà, i singoli individui non progrediranno. Chi è schiavo di pregiudizi antiquati e assurdi (che la Chiesa, ripeto, qui da noi, contribuisce a fomentare, complici alcuni politici che si presuppone dovrebbero avere a cuore i cittadini tutti, non solo quelli cattolici, si chiama appunto "laicità") in questa nostra Italia malata, si sente così forte della propria posizione, come per esempio la disonorevole Binetti appunto, che si sente autorizzato a proclamare pubblicamente la propria "intolleranza", la propria "chiusura mentale". Mentre ciò dovrebbe solo dimostrare la loro "inadeguatezza" a rappresentare i cittadini in una democrazia, perché ovviamente l’omofobia non è certo un valore da difendere, anzi dovrebbe essere vero il contrario. Vergogna!
Feltri (la cui morale in generale e la cui etica professionale in particolare si commentano da sole) dice di smetterla di considerare i gay una specie protetta. Gli fa eco un Ministro della Repubblica (il leghista Castelli, che sembra si sia imposto di dimostrare in ogni occasione possibile tutta la sua idiozia) dice di smetterla di considerare i Gay come fossero poveri panda. Non si sa bene se intendono in questo modo autorizzare "l'apertura della caccia" o se piuttosto desiderano che in questo modo la specie omosessuale arrivi quanto prima alla totale estinzione!
Io davvero non capisco perché certuni abbiano così tanta paura di questa specie, però. Perché si sentono minacciati dal fatto che un uomo desideri sessualmente un altro uomo, o una donna un'altra donna. Forse perché ammettere questa possibilità potrebbe far loro venire voglie di cui si vergognano?
Io sono sposato con una meravigliosa ragazza e sono assolutamente certo della mia sessualità, senza confusione alcuna. Quindi non mi disturba in nessun modo quella degli altri, non me ne sento né oltraggiato, né minacciato. Ma in ogni caso, considerare le coppie gay, qui in Italia, una specie protetta, dimostra un'ottusità giornalistica e politica e una mancanza di sensibilità democratica che ha davvero dell'incredibile. Siamo il Paese occidentale in cui le coppie gay sono meno tutelate in assoluto. E' un dato di fatto! Altro che specie protetta.

A volte immagino che il figlio di Dio (quel Gesù che i cattolici ritengono tale) torni oggi a farci visita. Chissà cosa direbbe e cosa penserebbe, di Berlusconi e della sua cricca, dei politici italiani (e non solo italiani) in genere e della stampa. Chissà cosa penserebbe della sua Chiesa e del clero tutto. Chissà! Immagino che questo nuovo Gesù si permetta di far notare che certe idee, certe posizioni non sono proprio più, diciamo così, in linea coi tempi, che è giunta l’ora di cambiare. Immagino che addirittura si ostini nuovamente a difendere la pace, l’amore e la non violenza sopra ogni cosa (per quelli che non l’avessero ancora capito dopo duemila anni). Immagino che si permetta di far notare che questa norma antica contenuta nel libro del Levitico, che considera iniquo l'amore omosessuale, magari non è proprio imprescindibile e addirittura non ha più molta ragion d’essere oggi, sottolineando che i mali contemporanei sono ben altri e non è proprio il caso di stare a cavillare sull'orientamentoi sessuale, sull’astenersi o no in certi casi, sul fatto che il sesso debba esclusivamente avere fini procreativi e blablablabla.
Cosa succederebbe?
Quelli che, oggi come allora, si ritengono unici depositari della verità, di cosa sia giusto o sbagliato, ne sarebbero, credo io, esattamente come allora, infastiditi.
Se questo novello Gesù poi cominciasse ad avere un notevole seguito, professando tali cose, oggi esattamente come allora, tenterebbero in ogni modo di fermarlo.
La Chiesa di oggi, come i farisei di un tempo, lo accuserebbe di bestemmia e il Papa si straccerebbe pubblicamente le vesti indignato.
Il rivoluzionario figlio di Dio, anche oggi esattamente come allora, non sarebbe riconosciuto per quello che veramente è!
Oggi almeno non potrebbero crocifiggerlo, non letteralmente almeno! Ma cercherebbero comunque di eliminarlo, lo crocifiggerebbero mediaticamente. Magari con uno dei dossier di Vittorio Feltri.
Ma in fin dei conti non c'è troppo da preoccuparsi. Ci penserà il ministro Carfagna con un suo personale disegno a ristabilire il maltolto. L'ha promesso! Chissà se poi lo colorerà anche!

07 ottobre 2009

La politica dei tifosi?

Leggi il post qui!

05 ottobre 2009

Il Libero Giornale quotidiano e il quotidiano conflitto di interessi

Nota pubblicata sulla pagina di facebook Alfopop. Puoi leggerla qui

03 ottobre 2009

Le geishe di Pechino?


"Giampaolo mi ha detto che siccome vado a Pechino, vuole venire giù, perchè ai medici della mutua lui dice: tu gli dai la geisha e loro ti ordinano la protesi." Divertito (ahahah che ridere!!!) accenno di Silvio Berlusconi al "sistema Tarantini", udibile nei nastri registrati dalla D'Addario durante la prima delle cene alle quali partecipò a Palazzo Grazioli (riportato da Il Fatto, e citato sia da Repubblica, sia dal Corriere). A parte il fatto che le geishe appartengono alla cultura giapponese e non cinese (a meno che non si intenda la parola cinese yì che significa semplicemente prostituta e traduce appunto impropriamente la parola giapponese geisha), la frase del Premier non mi pare dimostri solo (apoditticamente) la sua profonda "ignoranza". Ma "Non v'è alcun dubbio che..." (citando I. Kant), facendo ricorso proprio a tutta l'intelligenza di cui ognuno di noi dispone, insomma sforzandosi di ragionare secondo logica (capisco quanto sia difficile), si potrebbe evincere da questa "divertente boutade" anche qualche informazione chiara sul coinvolgimento consapevole (e sottolineo consapevole) del Presidente del Consiglio in tutta questa triste vicenda, e addirittura, oserei dire, qualche informazione chiara ed evidente, sulla sua rispettabilità (anche se qui capisco che lo sforzo di logica richiesto ad ognuno sarebbe davvero ciclopico e non pretendo così tanto.)

01 ottobre 2009

Etimologia di AlfoPop... per quelli che se lo fossero chiesto!


Dunque, per quanto riguarda la prima metà della parola, è molto semplice! Io mi chiamo Alfonso, “Alfo” per gli amici.
Per quanto invece concerne il Pop, il discorso è appena appena più complesso.
Innanzitutto sono nato alla fine degli anni Sessanta e precisamente il 21 Luglio del 1969. Qualcuno sarà in grado di collegare immediatamente questa data con uno degli eventi più importanti della Storia contemporanea: Neil Armstrong, proprio mentre io mi sforzavo di emettere i primi vagiti a suon di sculacciate respiratorie, se ne andava a spasso saltellante sulla sabbia grigia del satellite terrestre, diventando così, sui titoli dei quotidiani dell’epoca e poi nei libri di Storia, appunto il “primo Uomo sulla Luna”. In generale poi gli anni Sessanta sono gli anni “pop” per eccellenza, sono gli anni di Andy Wharol e della Pop art, sono gli anni dei Beatles e dell’uscita del primo romanzo di Thomas Pynchon. Pop è innanzitutto, nel senso che intendo io, commistione, sovrapposizione dei linguaggi, intersecarsi spasmodico dei mezzi di comunicazione, che ci circondano e avvolgono caleidoscopicamente con suoni, immagini e informazioni, con infiniti significati e significanti, che alludono a qualcosa che allude a qualcos’altro, che deriva da qualcos'altro ancora. Grida disperate, strilla convulse, infernali boati, un continuo borbottio tutto intorno a noi e dentro di noi, una voce totalmente pop appunto! Intendo dire che il pop, non è solo semplicemente la somma dei linguaggi contemporanei. Pop è il “sistema complesso dei linguaggi” per cui la loro somma crea, sta creando o ha creato un linguaggio completamente nuovo, non necessariamente nel senso di "superiore" ai linguaggi che lo costituiscono, ma certamente qualcosa di "altro", al di fuori dalla loro semplice somma.
Amo l’arte figurativa, la fotografia, i generi, i fumetti, mi incuriosisce il linguaggio televisivo e della pubblicità, e poi la Wii e l’Xbox, anche se non ne sono fanatico, uso internet e ascolto la radio, amo il cinema e Quentin Tarantino. In senso generale il nick AlfoPop deriva da tutto questo.
Più direttamente però la genesi della parola deriva dal mio interesse specifico per la corrente artistica (soprattutto letteraria) definita Avant-pop. Vi invito a leggere in proposito il manifesto dell’Avant-pop di Mark America e anche qualche romanzo a caso (magari di John L. Landsdale) pubblicato nella collana Avantpop edita da Fanucci. Per intenderci l’Avantpop potrebbe essere considerata un’evoluzione (mi si passi il termine e non lo si intenda letteralmente) del postmoderno. Siccome mi piace leggere autori considerati postmoderni, come Pynchon o magari Vonnegut, e sento una specie di affinità quando leggo autori Avantopop, come Jonathan Lethem o l’eclettico John Landsdale, e un’ammirazione commossa quando leggo il compianto David Foster Wallace e sono fan del cinema di Tarantino, Rodriguez e dei fratelli Cohen, che potrebbero a ragione essere definitii un po’ avant e un po’ pop, ecco che il Nick che dà il nome a questa pagina risulta ampiemente spiegato.
Ma c’è anche un'altra motivazione più banale, che qualcuno, spero troverà divertente. Di cognome mi chiamo Papa, che in inglese suona in modo simile a pop. Ecco! Alfo Pop.

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